Velina Colorado

29 09 2010
Velina Colorado
Italia Uno orfana di Zelig già da qualche anno, trova in Colorado terreno fertile per coltivare diversi piazzamenti di prodotto. Suor Nausica arriva in studio dopo aver partecipato al campionato mondiale di enduro dedicato alla santa Katherine Terese Margherite (KTM); “E com’è andata?” “Come sono andata… In Vespa sono andata…” I pampers (i due comici più giovani di Colorado) giocano con un’applicazione i-phone, Pucci parla dell’Arbre Magic, Suor Nausica nella seconda puntata parla di Voltaren e via discorrendo fino ad arrivare allo sketch di Colorado Premium che, chissà come mai, ha lo stesso trademark di Mediaset Premium e Mino Taveri come ospite esclusivo. Tra tutti questi, volete sapere qual è il product placement meglio riuscito di Colorado? Le tette della Cipriani!!!




The Event

23 09 2010
Triste e privo di entusiasmo.

The Event

La nuova serie televisiva in onda su Joi, The Event, parte con una deludente simulazione di Product Placement: Avias Airlines, una compagnia aerea del tutto inesistente e frutto della pessima fantasia degli autori. Effettivamente, quanti di voi accetterebbero di pubblicizzare la propria compagnia aerea vittima di un omicidio in cabina di pilotaggio? Nel frattempo, spulciando tra i vari blog americani ho scoperto che i veri intenditori di aerei civili si sono infuriati e indignati davanti a questo orrore cinematografico; L’aereo utilizzato risulta essere un ibrido, un mix tra un 727 e un 757 o un 767; nemmeno gli scenografi lo sanno! La parte più divertente è che nemmeno la torre di controllo risulta essere realistica, anche un ignorante in materia come me l’avrebbe capito. In questi casi si spiega l’utilità e la necessità del Product Placement cinematografico: perché fare infuriare ed infastidire gli spettatori di una serie televisiva che risulta essere totalmente montata ad hoc, quando potrebbe essere realistica e coinvolgente? Perché non utilizzare un vero aereo, una vera torre di controllo, un vero wisky tra le mani del presidente e delle Barbie Mattel tra le mani della figlia del presidente USA? Perché creare un thriller cospirativo così anonimo? Chiedetelo agli autori, io incrocio le braccia e urlo a gran voce, come Jerry Scotti in Italia’s got talent: “Per me è NO!” Dimenticavo: l’unico marchio presente, seppur poco visibile, è il simbolo Ford sulla macchina nera dell’inseguitore. Rivoglio la signora Fletcher, altro che thriller cospirativo! Alla prossima puntata…

Maristella Carnio





Cinema Rock

21 09 2010

Cinema Rock

Piergiorgio Gay torna a trovarci dopo otto anni e lo fa con entusiasmo e innovazione. I documentari sono sempre un terno al lotto e lui ha giocato bene i suoi numeri sulla ruota di Ligabue. Liga, narratore sopra le righe, con la sua profonda e calda voce è il filo conduttore di un film coercitivo all’unita nazionale. Appaiono intrecciate scene di vita degli anni ’60 e dei giorni nostri con i relativi attori o coprotagonisti. Storie raccontate, registrazioni audio, scene di repertorio dei telegiornali che individuano nell’ultima storia italiana, la più bella Italia di sempre: quella unita. Fortunatamente il product placement era quasi inesistente. Sarebbe stata del tutto ripudiata dal pubblico in sala la benché minima forzatura. Uniche e isolate apparizioni sullo schermo sono state la scritta FILA sulla barca a vela di Giovanni Soldini nella sua attraversata solitaria, lo stemma della CGL sulle bandiere rosse che sfilavano in piazza, la maglietta dell’Inter F.C. (da buona milanista avrei preferito la pubblicità Fly Emirates) indossata da Javier Zanetti tappezzata di sponsor quali Nike, Pirelli e per finire la pubblicità della TIM a bordo San Siro. La pubblicità ci avvolge e ci culla ovunque mettiamo piede, risulta così davvero impossibile eliminarla da un film documentario. L’unico vero PP è stato cucito proprio attorno a Ligabue: la scritta Marshall alle sue spalle durante il concerto all’Arena di Verona (io c’ero ed è stato UN COLPO ALL’ANIMA), Lee Oskar ovvero la marca dell’armonica che suona solo una volta in tutto il film, and last but not least il simbolo delle FS sui sedili del treno su cui, guarda caso, hanno deciso di intervistare il mitico Luciano. Questo film non diventerà mai campione d’incassi perché all’italiano medio che guarda il Grande Fratello, che “vota da casa, si indigna e va a dormire”, nulla importa delle maestose figure di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone o di tutti gli anonimi della squadra catturandi di Palermo. Mi spiace anche per le persone che hanno abbandonato la sala appena sono apparsi i titoli di coda, si sono persi la scena più bella: “Articolo 1001 della Costituzione Italiana. Il Rock va suonato al volume che serve.”

Maristella Carnio