Cinema Rock

21 09 2010

Cinema Rock

Piergiorgio Gay torna a trovarci dopo otto anni e lo fa con entusiasmo e innovazione. I documentari sono sempre un terno al lotto e lui ha giocato bene i suoi numeri sulla ruota di Ligabue. Liga, narratore sopra le righe, con la sua profonda e calda voce è il filo conduttore di un film coercitivo all’unita nazionale. Appaiono intrecciate scene di vita degli anni ’60 e dei giorni nostri con i relativi attori o coprotagonisti. Storie raccontate, registrazioni audio, scene di repertorio dei telegiornali che individuano nell’ultima storia italiana, la più bella Italia di sempre: quella unita. Fortunatamente il product placement era quasi inesistente. Sarebbe stata del tutto ripudiata dal pubblico in sala la benché minima forzatura. Uniche e isolate apparizioni sullo schermo sono state la scritta FILA sulla barca a vela di Giovanni Soldini nella sua attraversata solitaria, lo stemma della CGL sulle bandiere rosse che sfilavano in piazza, la maglietta dell’Inter F.C. (da buona milanista avrei preferito la pubblicità Fly Emirates) indossata da Javier Zanetti tappezzata di sponsor quali Nike, Pirelli e per finire la pubblicità della TIM a bordo San Siro. La pubblicità ci avvolge e ci culla ovunque mettiamo piede, risulta così davvero impossibile eliminarla da un film documentario. L’unico vero PP è stato cucito proprio attorno a Ligabue: la scritta Marshall alle sue spalle durante il concerto all’Arena di Verona (io c’ero ed è stato UN COLPO ALL’ANIMA), Lee Oskar ovvero la marca dell’armonica che suona solo una volta in tutto il film, and last but not least il simbolo delle FS sui sedili del treno su cui, guarda caso, hanno deciso di intervistare il mitico Luciano. Questo film non diventerà mai campione d’incassi perché all’italiano medio che guarda il Grande Fratello, che “vota da casa, si indigna e va a dormire”, nulla importa delle maestose figure di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone o di tutti gli anonimi della squadra catturandi di Palermo. Mi spiace anche per le persone che hanno abbandonato la sala appena sono apparsi i titoli di coda, si sono persi la scena più bella: “Articolo 1001 della Costituzione Italiana. Il Rock va suonato al volume che serve.”

Maristella Carnio


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