Caro papà… forse ti voglio bene

7 03 2011

Caro papà,

ultimamente ho voglia del tuo profumo.

L’altra notte sono entrata delicatamente in punta di piedi per spegnerti la televisione che maldestramente avevi lasciato acceso mentre il tuo cuore dormiva già. Il volume era elevato e io dalla mia grande camera sentivo un gran rumore.

Mi alzo, quasi arrabbiata, per quel gesto che mi costringe ad uscire dal tepore del mio caldo letto. Arrabbiata sì, decisamente. La tua sordità mi costringeva a posare i miei piedini sul gelido pavimento invernale mentre uscendo dalla mia camera mi dirigevo verso la tua. Rabbia, che rabbia! Apro la porta, mi avvicino al tuo comodino, afferro il telecomando e abbasso il volume. Il tuo odore mi colpisce così profondamente tanto da sperare che il volume si abbassi molto lentamente. Non voglio uscire. Rimango lì, ad inspirare fino all’ultima particella quel tuo infantile odore.

Amo il tuo odore. Adoro il tuo odore. Richiama la mia infanzia come la dolce madeleine ne “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust.

Vorrei scoprirti per infilarmi delicatamente nel tuo letto come quando ero piccola e tu, con la tua voce rovinata dal fumo, mi leggevi le favole.

Piango, mentre scrivo piango. Amore. Amore per un padre.

E pensare che spesso ho pensato che era meglio tu morissi. Perché al posto di Fausto non sei salito tu al creatore? Infondo tu non ci sei mai stato per me, e Riccardo ama suo padre molto più di quanto io ami te.

Adesso me ne pento. Forse sono stata troppo cattiva. Adesso me ne pento ma senza motivo.

Ad essere sincera ogni tanto penso anche che se continuassi ad andare a Reggio Emilia e tu avessi bisogno io non potrei aiutarti. Sono una volontaria della Croce Rossa e, immodestamente, mi ritengo anche brava. Se dovessi avere un arresto cardiaco io non potrei rianimarti, non potrei nemmeno spiegarlo frettolosamente al telefono alla mamma, come invece faccio quando non sa come medicarti.

Papà il tuo profumo fa male. Male da morire.

A volte entro in camera e ti trovo con le mani giunte sul volto, come se stessi pregando. Come un angelo. Papà. Come un dolce angelo.

Papà, voglio tornare bambina, voglio quella piccola luce sul comodino che tu spegnevi per farmi addormentare nel tuo letto, prima che mamma mi riportasse addormentata nel lettone.

Rivoglio le favole, rivoglio la tua ipermetria. Rivoglio il tuo affetto, il tuo calore e il tuo profumo tutte le sere.

Quel profumo dovuto alla tua pelle rossa, al sudore del lavoro asciugato sulla pelle, quell’insolito odore e il tuo collo rugoso fanno di te mio padre. Le uniche cose che contraddistinguono positivamente la tua figura di padre rispetto a tutti gli altri padri del mondo.

Papà, papà, papà.


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