Fine estate

18 09 2012

Seduta sul balcone di casa. L’aria è fresca. Settembre ingiallisce le foglie e la sera copre le spalle.
Il silenzio di questo paese estivo mi permette di percepire il rumore sulla terra rossa di una pallina da tennis.
Un dritto, forse un rovescio. Un singolo o un doppio? Ogni tanto sento lo sforzo dei giocatori. “Ah”.
Quella grinta, quella carica. La pallina colpisce la rete. Il sordo rumore. Impalpabile.
L’acqua della piscina scivola sui bordi di mattone. Solo un’orecchio raffinato può percepirne il movimento.
Il tabacco brucia e la sigaretta si spegne. Nessun vicino di casa. Solo macchine solitarie di giovani innamorati che cercano di nascondere il proprio amore all’interno di vetri appannati.
Un solitario martedì di fine estate. Una spiaggia tiepida il pomeriggio e fredda la sera.
Un pallido sole. Una tenue notte.
Delle stelle nemmeno la speranza.
Ma gli amanti si rifugiano negli occhi. Quelli verdi, quelli azzurri. Quelli color miele. Quelli intensamente neri.
Le code si sciolgono, e i capelli finiscono lì, tra le labbra. A volte rovinano l’intensità di un bacio, altre invece lo enfatizzano.
“Stoc”, la racchetta colpisce violentemente.
Gli stop si spengono.
La spallina cade lungo il braccio.
Le luci della piscina si accendono. In ritardo rispetto al calar del sole.
“Aspetta.” dice lei staccando le sue labbra e spostando i suoi lunghi e morbidi capelli. Il profumo di cocco invade la macchina. Una Polo. Un po’ scomoda a dire il vero. Con la mano sinistra cerca di recuperare la spallina che si era appoggiata sul braccio. Lui la ferma. Le accarezza il volto. La guarda intensamente negli occhi.
“Out” gridano dal campo.
Si alza il vento. Si percepisce il profumo salato del mare.
Due calde mani scivolano sui suoi fianchi, sfilano la maglietta. Lei sorride. Di quei sorrisi timidi, tiepidi, tremanti.
“Gooool” si sente urlare dal bar. Un fischio mentre la palla gonfia la rete. Fuori gioco.
Fuori controllo. I vetri si inumidiscono della condensa del respiro. Affannato.
Lui le bacia il collo. Lei abbandona le sue difese, si lascia trasportare.
Il gioco si ferma. Si stringono le mani. Il primo set è concluso.

Pausa.


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